APP IMMUNI – FACCIAMO CHIAREZZA

Di: Giorgio Ghelli – Università di Pisa – https://www.facebook.com/giorgio.ghelli/posts/10158683961441424

Provo a spiegare il meccanismo alla base della app scelta dal governo, perché leggo cose FOLLI. Io installo la app e attivo il bluetooth, perché vorrei essere avvisato se mi trovassi in prossimità di qualcuno che risulterà poi malato. Vado in giro, al supermercato, in ufficio, per strada. Tutte le volte che sto abbastanza vicino abbastanza a lungo a un altro con la stessa app, diciamo Luigi, la mia app invia alla sua il mio ID criptato (ovvero, illeggibile) del giorno (cambia ogni giorno), e così fa la sua. Questa informazione viene memorizzata solo sui nostri due cellulari, e non viene inviata a nessuno. Nessuno dei due memorizza il nome dell’altro, ma solo il loro ID criptato del giorno.

Il giorno dopo Luigi si sente poco bene, viene visitato, risulta malato. Il medico chiede a Luigi se è d’accordo ad avvisare tutti coloro che nei quattro giorni precedenti gli sono stati vicino. Luigi dice di sì e comunica i suoi ID degli ultimi quattro-cinque giorni (il periodo supposto di infettività), e solo questo, a un server nazionale – se invece non li comunica, la cosa finisce qui. La mia app ogni tanto scarica gli ID giornalieri nuovi segnalati e li confronta con quelli incrociati negli ultimi giorni. Il ruolo della app finisce qui. Nessuno dei due è stato sorvegliato in nessun momento. Però, ora, noi che siamo passati vicino a Luigi sappiamo che la app ha rilevato questo fatto e possiamo comunicarlo al servizio sanitario, se vogliamo. Se sviluppiamo sintomi, abbiamo maggiori speranze che lo stato ci faccia il tampone o che ci prenda in cura subito, riducendo per noi i rischi di danni permanenti o di morte.

L’applicazione memorizza i dati raccolti solo sui telefoni delle persone coinvolte, con l’unica eccezione degli ID giornalieri criptati, da cui non si può risalire alla persona (che tra parentesi è già nota al SSN). I dati memorizzati sono pochissimi, vengono memorizzati solo per quindici giorni, e non vengono comunicati a nessuno se non dietro suo consenso. Tutto il contrario di quello che succede quando usiamo Google Maps, che comunica tutti i dati delle nostre ricerche e dei nostri spostamenti negli Stati Uniti, senza criptarli. Tutto il contrario di quello che succede quando facciamo una ricerca con Google, che comunica tutti i dati delle nostre ricerche negli Stati Uniti, senza criptarli.

La app non traccia i miei spostamenti.

Non mi avvisa quando un malato è vicino a me.

Non invia informazioni a …“loro”.

Non installa un chip sotto la mia pelle mentre dormo.

Non mette la privacy mia o altrui a rischio in alcun modo.

Quando noi telefoniamo con il cellulare mentre passeggiamo per strada, tutti i dati della nostra geolocalizzazione sono comunicati all’azienda telefonica, che li conserva nella sua sede, e li analizza.

Questo è un rischio vero per la privacy, non questa app che non prende dati di posizione e soprattutto li memorizza solo sul mio cellulare e non li comunica a nessuno.

Tutto volontario. Se uno non vuole installare la app non la installa. Se non vuole attivare bluetooth non lo attiva, e così via. Chi non la userà danneggerà sia sé che gli altri, e molti non la useranno, perché si fidano dei siti web complottisti ma non si fidano di chi dice la verità. Peccato.

Tra parentesi, la Terra è tonda, non è piatta.

Allego documento tecnico.

https://www.pepp-pt.org/content

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