Pensi che Facebook e Google siano gli unici a sapere tutto quello che fai? Sbagli

“Se vuoi mantenere un segreto, devi nasconderlo anche a te stesso”, così scriveva George Orwell in 1984. Il “Grande Fratello” personaggio fittizio del capolavoro di Orwell (del 1949) ha cambiato volto molte volte dagli anni ’50 ad oggi. È stato ispirazione di programmi televisivi, di film, diventando attuale oggi più che mai.

“Big Brother is watching you”, questo è lo slogan che ricorda nel libro la supremazia assoluta del Grande Fratello. In 1984 non si chiarisce mai che volto avesse il grande fratello, se fosse una persona, un simbolo creato dal partito o un’entità. Oggi sicuramente abbiamo le idee un po’ più chiare su che volto abbia il Big Brother nell’Internet of things.

Scommetto che la maggior parte di voi avrà pensato a Facebook? O Google? Facebook sa tutto di noi, anche Google, il nostro smartphone e il nostro smartwatch, ancor più di quanto la nostra dolce metà, nostra madre o il nostro migliore amico possa sapere.

Non ci “spiano” solo i grandi

Google sa esattamente cosa vogliamo, cosa cerchiamo e dove vogliamo andare in vacanza. I nostri dati personali (che di personale hanno solo il nostro nome) sono oramai alla mercé di tutti, non solo di Facebook e Google.

Facebook e Google sono solo gli attori più famosi sul palcoscenico dei dati, ma come in ogni storia che si rispetti, non esistono solo gli attori principali, ma ci sono tanti attori secondari e operatori dietro le quinte di cui spesso dimentichiamo l’esistenza, o semplicemente la ignoriamo. Eccone alcuni esempi.

Esistono molti SDK, Software development kit (pacchetti di sviluppo di software) e SaaS, Software as a service (Software come servizi) creati per ottimizzare l’esperienza degli utenti.

Ci sono alcuni software (development kit) per esempio che registrano il proprio schermo quando si utilizza un app. Il video viene poi mandato ad un server in modo che gli sviluppatori possano vedere come utilizziamo l’app in tempo reale. Ciò significa che quando si utilizza un app, c’è la possibilità che qualcuno stia osservando i nostri movimenti e le nostre scelte, allo scopo di utilizzare quelle informazioni per creare una user-experience più personalizzata.

Vi sono altri software (as service) che sono dei servizi disponibili a livello commerciale, che monitorano gruppi di sessioni di utenti sui siti, fornendo ai propri clienti delle “mappe”, che prendono il nome heat maps, che mostrano le aree più cliccate del proprio sito allo scopo quindi di creare e collocare i contenuti più rilevanti nelle aree dove è concentrato più interesse.

Ecco come appare una heat map di Google per esempio.

I tuoi dati (anonimi) al miglior offerente

Oltre a questo tipo di software e servizi, esistono anche business che offrono i nostri dati (in forma anonima) sotto forma di pacchetto al miglior offerente. Ci sono ormai molte compagnie di questo tipo, che vendono i nostri dati ai business per ottimizzare i propri target pubblicitari o la UX del proprio website.

Ora, non vogliamo alzare il livello d’ansia generale riguardo l’uso dei dati personali, o su cosa sconosciuti possano sapere o no sul nostro conto, ma è bene essere a conoscenza di come siamo continuamente osservati quando utilizziamo computer e smartphone e di come i nostri dati vengano venduti a scopi commerciali.

Detto questo, non c’è da meravigliarsi che alcune app siano più popolari di altre, o abbiano una UX molto più fluida delle altre.

Ma c’è anche qualcosa di buono

La distribuzione dei nostri dati ci lascia un po’ l’amaro in bocca, ma non ha solo i suoi lati negativi. Grazie a questo tipo di software e tecnologie si fa in modo che i servizi online che utilizziamo ci offrano un esperienza sempre migliore. Quante volte ci siamo lamentati della scarsa user interfacedi un sito o un’app, o abbiamo preferito un servizio piuttosto che un altro per la facilità dell’utilizzo dei canali?

E non è stato poi sempre così? Ogni sistema, organizzazione o business per funzionare meglio e rendere la nostra esperienza migliore ci ha studiato con attenzione (come topi da laboratorio) per capire la nostra psiche tramite sondaggi, ricerche di mercato, o guardando filmati studiando i nostri comportamenti all’interno di un supermercato o un centro commerciale.

Oggi avviene in modo più veloce, più rapido e più personale. Le compagnie che operano nell’Internet of things, sanno tutto di noi, e tutto quello che sanno glielo abbiamo detto noi.

Nella serie dell’IoT siamo tutti attori, c’è gli ha il ruolo del protagonista e chi dell’antagonista, ma la silhouette che definisce i due ruoli diventa sempre più sfocata.

E ricorda, “se vuoi mantenere un segreto, devi nasconderlo anche a te stesso”.

Fonte: Ninja Marketing

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